Maria Lai:

By 17/03/2021 blog

vite

vivere significa contatto con gli altri.

quando sei un’artista, il tessuto sociale è il tuo pubblico. anzi, il tuo protagonista.

ci sono persone che nascono ai margini della storia, ma nella storia lasciano un segno profondo. più profondo di quel tratto che inizialmente affida la propria traccia a fogli e quaderni. ci sono persone che fanno del silenzio, dell’attesa, della pazienza, la forza dirompente che attende il momento giusto per sprigionarsi.

non subito e improvvisamente, ma solo dopo anni di concentrazione e ricerca, perché non è il successo quello che conta, ma la consapevolezza del proprio percorso. Maria Lai è l’emblema di tutto questo. nata nel 1919 in Sardegna, Ogliastra, nel paese di Ulassai, periferia del mondo, quando il mondo è appena uscito dalla prima grande guerra, causa salute cagionevole abita a lungo a casa di parenti che vivono vicini al mare, per curarsi. salta scuole materne ed elementari e, in questo tempo sospeso, scopre il suo talento: il disegno. riserbo, introspezione, quiete: queste le caratteristiche che l’accompagnano nel suo percorso d’artista, iniziato nell’isola natia, proseguito tra studio e lavoro a Venezia e Roma, e conclusosi, raro caso di profeta in patria, nel paese d’origine. Maria Lai è un’artista eccezionale, perché è l’eccezione in un mondo in cui l’arte è prerogativa maschile. Maria Lai è un’artista eccezionale perché sente che essere originali significa riconoscere le origini. tornata in Sardegna, all’età di 50 anni inizia a realizzare telai, composti da fili e legni mobili, dei quali ama il ritmo e nei quali vede uno strumento capace di unire passato e presente. i telai diventano opere itineranti che interagiscono con il mondo circostante. ecco il seme dell’eccezionalità di Maria Lai: capire che l’arte è tale se si relaziona con il tessuto sociale. se rende la società protagonista.

questa consapevolezza trova l’espressione più grande quando il sindaco di Ulassai le commissiona un’opera, inizialmente pensata come monumento ai caduti. ma Maria Lai vuole fare un’opera per i viventi.

partendo dalla leggenda di una bambina che si è salvata da una frana uscendo da una grotta, poi crollata, per inseguire un nastro celeste portato via dal vento, decide di legare insieme tutte le case del paese per poi unirle alla montagna che sovrasta Ulassai. non ha fatto i conti però con il tessuto sociale. le persone del paese non vivono tutte in armonia. ci sono vecchi rancori tra le famiglie, se non addirittura faide. Maria Lai cerca la mediazione e dopo mesi difficili trova la soluzione: le case in armonia saranno unite dal nastro celeste al quale verrà legato del pane tipico sardo, mentre le case in lotta saranno collegate dal nastro teso, come i rapporti. ecco che nel 1981 viene dunque realizzata la prima opera d’arte relazionale, che fa entrare nell’opera il fruitore, rendendolo protagonista.
l’opera d’arte non esiste se non è la persona che la guarda a decidere della sua stessa esistenza.